Perché #Twitter non convince (e crolla in borsa)

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E’ dell’altro ieri (7 maggio) la notizia dell’enorme calo subito da Twitter in borsa, che arriva a perdere il 17,8%. Circa 32 dollari per azione, meno della metà rispetto al valore raggiunto a dicembre 2013 e di poco superiore rispetto al valore di lancio il giorno del debutto in borsa (26 $). Il crollo, causato dalla scadenza del vincolo, per manager e dipendenti dell’azienda, che vietava la vendita delle azioni, ha fatto tornare alla luce i dubbi (a dire la verità mai oscurati) circa il futuro della piattaforma che non ha ancora trovato, nonostante le tante novità introdotte negli ultimi mesi, una vero e proprio modello di business e di guadagno.

Perché Twitter non convince?

E’ una domanda che mi faccio sempre quando leggo notizie su una sua probabile fine (come quella riportata da Franz Russo qualche giorno fa), o quando qualcuno mi dice che non lo usa perché non gli piace. 500 milioni di utenti iscritti al mondo, solo 255 milioni attivi. Il 44% degli iscritti non ha mai scritto un tweet.

Come ha scritto Franz nell’articolo citato:

Twitter è una piattaforma complessa ad un primo sguardo, non è facile orientarsi subito, questo è evidente. non è una piattaforma “generalista”. Ed evidente che, sempre ad un primo sguardo non è facile orientarsi in un fiume in piena come è la timeline, con un flusso di messaggi in 140 caratteri che ti investe e ti trascina via, se non hai un minimo di nozioni su come funzione e su cosa bisogna fare appena arrivati.

E’ una piattaforma complessa e veloce, non riesce a trattenere gli utenti e a creare engagement, anzi la sua caoticità spaventa una buona parte dei nuovi iscritti che l’abbandonano senza tornarci mai (sensazione che ebbi anch’io all’inizio).

E il problema non sono solo i nuovi iscritti: come mostra Vincenzo Cosenza, il numero di utenti (italiani) che visitano la piattaforma è calato di circa il 18% nel giro di 12 mesi. Circa 620 mila persone che non utilizzano più la piattaforma.

Cosa bisognerebbe cambiare?

La soluzione proposta da Russo è quella di rallentare, modificare radicalmente la piattaforma a dinamiche più adatte a trattenere gli utenti. Sono d’accordo con lui. Ma io credo anche che per sopravvivere, il sistema della Obvious Corporation, debba puntare sulla segmentazione e sulla navigabilità, dando maggiore evidenza alle Liste.

Cosa dovrebbe fare?

  • Utilizzare le liste già create dagli utenti più attivi e influenti e proporle agli utenti, in particolare ai nuovi iscritti.
  • Creare delle “liste ufficiali“, un po’ come le cerchie che Google+ propone ai nuovi iscritti.
  • Inserire un link direttamente nel newsfeed: per arrivarvi in questo momento bisogna cliccare sul link del proprio profilo, cliccare sul tasto “Altro” e trovare finalmente le proprie liste.

Non dico che in questo modo la gente accorrerebbe a frotte su Twitter, né che si risolverebbe in toto il problema dell’engagement. Sono modifiche che secondo me aiuterebbero a fare un po’ di ordine nella caoticità che tanto spaventa i nuovi utenti. E voi, come cambiereste Twitter?!

Fonte della foto: Flickr

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